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  • Gli affreschi

    Il barocco salentino

    Il sedicesimo e il diciassettesimo secolo furono un periodo di pace e prosperità in Puglia, e i proprietari terrieri della regione trasformarono i loro castelli in eleganti palazzi. Le famiglie nobiliari che si spostavano fra Napoli e le loro proprietà meridionali portarono nel Salento lo stile barocco.

    La corrente artistica entrò in voga e il suo effetto sul paesaggio artistico e architettonico fu profondo. Ma il barocco fu più di uno stile decorativo; investì tutti i contesti dell’espressione artistica e fu il caposaldo di un periodo di ricostruzione che trasformò l’impronta architettonica della zona.

    Quando Pietro Giacomo d’Amore acquisì il Castello di Ugento nel 1643, al culmine del periodo barocco, il mecenatismo artistico era diventato lo strumento attraverso il quale la nobiltà esibiva ricchezza, potere e prestigio.

    Gli affreschi del Castello di Ugento

    Gli affreschi dei grandi saloni al primo piano furono commissionati da Francesco e Nicola d’Amore nel 1694 per onorare la storia della famiglia. Lo stile è alto barocco, estremamente decorativo e scaturito dalla Controriforma; esprimeva una visione maestosa del passaggio dell’uomo attraverso la vita come preparazione all’eternità.

    Gli affreschi rappresentano un importante capitolo per il barocco salentino, profuso di complessi dettagli, allusioni al passato, alle lettere e al simbolismo mitologico. Le riproduzioni del paesaggio locale si fondono agli elementi che simboleggiano i valori spirituali e cristiani, sposandosi per elevare e celebrare le virtù della famiglia d’Amore. Ma oltre a rivelare il prestigio della famiglia, gli affreschi avevano una seconda finalità.

    Erano, a quel tempo, una forma di auto-promozione o di propaganda, che i d’Amore giunsero rapidamente a padroneggiare.

    Il tema che attraversa gli elementi decorativi del castello s’impernia su un gioco di parole che vede protagonisti il cognome di famiglia (d’Amore) e l’eredità matrimoniale stabilita da Pietro Giacomo allo scopo di evitare che la dinastia si estinguesse e che la proprietà venisse frazionata. L’iconografia degli affreschi si basa sulle ‘Metamorfosi’ di Ovidio oltre che sulla mitologia greca e romana. Si tratta di parabole che illustrano il beneficio di contrarre un buon matrimonio e proteggere il patrimonio di famiglia.

    Ieri e oggi

    La Sala del Trono, prima e dopo l'attento restauro da parte di un team di esperti

    Il Salone di Mercurio, dettaglio

    Video by Roberto Corvaglia – Grado18

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